Vorrei compiere cinque anni e ricevere alla mia festa una torta così. Eddai, è impossibile trovare una bambina che non sgranerebbe gli occhi di fronte a questa profusione di torri dai tetti fioriti, roselline e balconcini di zucchero.

Il lavoro per la torta a castello è davvero tanto. Le basi sono tre. In tutto, fra creme e pan di spagna, abbiamo usato 45 uova. I fiori li abbiamo preparati con giorni di anticipo per dare loro il tempo di asciugarsi per bene, e poi le glasse, i tetti che a volte proprio non ne vogliono sapere di stare fermi al loro posto, e l’ingegneristica calibratura dei pesi, sempre un po’ sul filo del rasoio.
Ma soprattutto… il trasporto!
La torta nella foto non era ancora finita, ma era il massimo che potevamo fare nell’assemblaggio casalingo. Le torri non erano ancora fissate al loro posto, perché per il trasporto (un bel viaggetto sulla Colombo, per chi conosce Roma…) si prospettava ricco di imprevisti.
Così le torri centrali, quelle fissate nel corpo della torta, hanno viaggiato separate, in compagnia di due belle sac-a-poche ripiene di glassa, di un sacchettino di fiorellini e foglioline e di una piccola scorta di fondente di zucchero di vari colori… perché non si sa mai.
Noi, le autrici-trasportatrici, invece, abbiamo viaggiato in una sorta di auto-frigo (climatizzatore al massimo) a una velocità massima di 30 all’ora, prendendoci tutte le possibili “benedizioni” dalla massa dei romani di ritorno dalla spiaggia e anche da una pattuglia della stradale che, però, si è mossa a compassione quando ci ha visto con le torri in mano.
Alla fine, la torta è arrivata in tempo, le torri sono state fissate per bene, i fiori erano tanto carini, e davanti alla porta abbiamo anche piazzato una mini-versione di Trilly che faceva pendent con salviette, bicchieri e piattini.
E tutti vissero…
