Il ciambellone di Rose

Ricomincia la scuola, tempo di merendine. Il ciambellone è, naturalmente, uno dei superclassici, ma diciamoci la verità, un po’ stufa. Così mi sono messa a scartabellare tra le ricette che affollano gli scaffali della mia cucina e a dare un’occhiatina in rete. E come per incanto, si è accesa una luce: la mitica Rose Levy Berenbaum e il suo dolce alla panna montata! Ormai mi sembra più che evidente che nutro un amore profondo per le ricette di Rose e quando ho visto il ciambellone non ho potuto fare a meno di provarlo.  Continue reading

Muffin al cioccolato e muesli, quasi per caso

In questi giorni ho rubato dalla colonna di libri di dolci di una mia amica un bellissimo volume di Donna Hay. Le foto sono una più invitante dell’altra e le ricette ti gridano “preparami” dalle pagine.
Finora ho avuto il tempo di provarne due o tre e quella che “absoluta y definitivamente” ha avuto maggior successo è la torta cocco-cioccolato.
L’accoppiata è strepitosa, si sa, e la ricetta velocissima e semplicissima. La prima volta che l’ho fatta è scomparsa così in fretta che non sono riuscita a fotografarla.
Poi, un pomeriggio, mi è venuta voglia di rifarla, ma questa volta ho pensato che sarebbe stato carino mettere l’impasto nelle forme da muffin e, magari, tirarne fuori un cupcake. Ho iniziato a fondere il burro e nel frattempo ho iniziato ad allineare gli ingredienti sul tavolo. OOps… scopro con orrore che ho solo 50g di farina di cocco sui 135 richiesti dalla ricetta. Orrore. In casa ho anche un cocco vero, tutto intero, che suona bene. Lo apro e mi preparo psicologicamente al lavoro di ricavarne un po’ di polpa grattugiata. Puzza! Lo butto. Il burro è fuso e il forno a temperatura. Che fare?
Invento. In un barattolo ho dell’ottimo muesli a base di quinoa, pezzetti di cioccolato, cereali, uvetta. E se… Ma sì! Risultato? Eccellente. Talmente buono da scrivermi la ricetta e decidere di condividerla.
I muffin quasi per caso
Ingredienti: 200g di farina, 50g di farina di cocco, 100g. di muesli (secondo me va provata anche una versione con frutta rossa disidratata), 80g di cacao in polvere, 3 uova, 250g (lo so, lo so, ma è Donna Hay…) di burro fuso, 200g di zucchero (la ricetta originale ne prevede 300, ma fate voi…), una bustina di lievito, 180g di latte.
Come si fa: nella planetaria con la foglia si mettono tutti gli ingredienti secchi e si dà una bella rimescolata per far prendere aria al miscuglio. Si aggiunge il burro fuso intiepidito e si mescola fino ad ottenere un impasto omogeneamente umido. Si aggiungono le uova una alla volta e infine il latte.
Il tutto va versato nei pirottini (ho ottenuto 20 muffin di media misura) riempiendo fino a 3/4 e messo in forno a 180 gradi per circa 25 minuti (prova dello stecchino, mi raccomando).

Sponge cake, genoise all’americana


Non sono mai stata una grande fan del pan di Spagna, soprattutto di quelli un po’ troppo mappazzosi che spesso si mangiano nelle torte di compleanno o da matrimonio. Se poi al pdS è associata una di quelle simil-creme-finto-pasticcera di cui ho scoperto cose che avrei preferito non sapere… Ovvio che se il pdS è buono buono, e fatto bene bene e poi è sposato con qualcosa che sa proprio di buono, il discorso cambia.

Ma per quanto mi riguarda continuo a fare esperimenti e a cercare qualche base che possa funzionare altrettanto bene e che mi dia anche qualche brividino in più. Ed è così che sono approdata all’american sponge cake che la mia amatissima Rosenbaum propone nel suo librone “the cake bible”.

Il concetto che sta alla base di questo dolce è più o meno lo stesso che tiene in piedi una classica genoise. Molte uova ben montate, zucchero e farina quanto basta. Questa volta, però, di diverso c’è il fatto che lo zucchero è molto più di quello che si trova generalmente in una genoise. Chiare e tuorli sono montate separatamente e, ad amalgamare il tutto, c’è pure un po’ d’acqua.

Il risultato è sorprendente. Il volume c’è tutto, soprattutto se si utilizza il tipico stampo da angel food, come nella foto. In più rispetto alla genoise o al pdS classici c’è che la massa rimane più umida, mai stopposa, ed è virtualmente perfetta anche senza utilizzare nessuna bagna. Il dolce, cosi com’è, può essere un eccellente torta da colazione o da proporre con una tazza di tè, magari in compagnia di un cucchiaio di panna montata o di crema inglese. Se, invece, l’idea è quella di una torta coi fiocchi e i lazzi, allora questa sponge si presta allegramente.

L’unica variazione che mi sono permessa di apportare alla ricetta originale è quella di utilizzare l’acqua a una temperatura appena al di sotto quella di ebollizione.

Ingredienti: 6 uova separate, 133 grammi di farina, 200 grammi di zucchero, un cucchiaino di cremor di tartaro, una bacca di vaniglia, 20g di zeste di limone, 30g di acqua.

Come si fa: setacciare la farina e tre cucchiai di zucchero presi dalla pesata totale. Mettere da parte. In una bowl montare le chiare a neve aiutandosi con il cucchiaino di cremor tartaro e un cucchiaio di zucchero preso dal totale. Tenere da parte. Nel frattempo, montare i tuorli con il resto dello zucchero fino ad ottenere un composto spumoso e chiaro. Con la planetaria al minimo unire gradualmente l’acqua e gli aromi (io metto acqua molto calda) e riportare la planetaria al massimo per qualche secondo. Unire al composto di tuorli la farina in una sola volta. Prelevare una grossa cucchiaiata di chiara montata e amalgamare alla massa cercando di non smontarla. Unire il resto delle chiare e incorporare velocemente ma senza forzare troppo.

Mettere nella tortiera non imburrata e infornare a 165/170 gradi per circa 35 minuti. Capovolgere e lasciar raffreddare completamente prima di sformare, come un angel food.

Il meglio del Natale…(dei dolci)

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lemoncupcakesDopo la tormenta degli esami, è arrivato il momento dei dolci natalizi. Anche quest’anno mi sono ritrovata all’ultimo momento a dover decidere e cucinare una montagna di cose. Ho fatto il pane, con una ricetta di challah che non sbaglia mai, ma questa volta a forma di albero di natale. E poi un red velvet, che fa tanto festa con il suo bel colore rosso. E poi due torte “simil foresta nera”. Ma la cosa di cui sono più contenta sono dei cupcakes che ho preparato per la cena della vigilia, seguendo una ricetta di Martha Stewart. Siccome la cena è tra “pochi” intimi ed è tradizionalmente a base di pesce, ho pensato che un dolce al limone sarebbe stato un bel modo per finire il pasto e che il cupcake fosse una sana via di mezzo tra un dolce al piatto e una fetta di torta. Poi ho visto la fotina sul sito di Martha Stewart e me ne sono innamorata.

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Ecco la ricetta, tradotta e convertita dalle misure americane a quelle europee. Vengono 24 cupcakes di media misura.

Cupcakes al limone e meringa

Per l’impasto:380g di farina, 8 g di lievito (io ho usato una bustina di lievito, perché quello americano mi sembra generalmente più forte),5g di sale, 230g di burro morbido, 400g di zucchero (io ho ridotto a 350), 4 uova a temperatura ambiente, la scorza grattugiata di 3 limoni e 30g di succo di limone, vaniglia, 245g di latticello (vedi sotto le istruzioni per farlo in casa).

* il latticello: ingrediente fondamentale per un sacco di preparazioni degli stati uniti, ma praticamente introvabile in Italia. Per fare qualcosa di estremamente simile al latticello, si può mettere il succo di mezzo limone in un litro di latte. Lasciare a temperatura ambiente per una ventina di minuti. Per avere una consistenza più ricca si può “spezzare” il latte inacidito con yogurt intero denso.

procedimento: scaldare il forno170 gradi. Miscelare bene farina, lievito e sale. Con la frusta elettrica montare il burro e aggiungere lo zucchero fino ad ottenere un composto bianco e soffice. Aggiungere le uova, una alla volta, fino a che siano perfettemente incorporate. Aggiungere le zeste di limone e la vaniglia. Incorporare la farina in tre volte, alternandola con il latticello e il succo di limone e montare fino ad ottenere un impasto omogeneo. Non montare troppo a lungo, altrimenti si otterranno dei dolci dalla consistenza troppo pesante.
Riempire gli stampini per 3 quarti e cuocere per circa 30 minuti. I cupcakes si possono congelare e conservare anche per un paio di mesi.

Per farcire questi cupcakes si può preparare il lemon curd seguendo questa ricetta. Per ottenere un cupcakes meno asciutto ho praticato un foro a cono rovesciato fino quasi al fondo (facendo attenzione a non bucare il dolcetto) e l’ho riempito di lemon curd, richiudendo poi la superficie con un tappino di impasto. Con la spatolina ho poi spalmato un altro po’ di lemon curd sulla superficie.

Per decorare: non ho seguito la ricetta del Seven minute frosting, ma ho preparato una classicissima meringa italiana, portando uno sciroppo di zucchero a 121° e cuocendo così l’albume montato. Infine, una passata veloce con il cannello.

Red velvet, la ricetta di Rose

redvelvet0Qualche giorno fa un’amica dai capelli rossi e il cuore tenero ha compiuto gli anni. Per festeggiarla volevo fare un dolce che in qualche modo la rappresentasse. Fatalità… la mitica Rose Levy Berembaum se ne esce con il suo nuovo libro sui dolci e mette a disposizione online alcune ricette. Tra queste, il Red Velvet.

Per chi non ha familiarità con i dolci americani, va detto che il red velvet è una specie di istituzione culinaria. E’ “il” dolce del sud degli States ed è sfruttatissimo per le grandi occasioni, soprattutto Natale e Thanksgiving. La caratteristica di questo dolce è il colore dell’impasto: rosso! Si va da un porpora scuro a un rosso fragola a seconda di quanto colorante si è disposti ad utilizzare. L’effetto è scenografico, soprattutto perché il dolce viene tradizionalmente farcito con una crema bianca come una cheese-cream, o butter-cream.

La storia di questo dolce è piuttosto interessante. Pare, infatti, che il colore rossastro nascesse in realtà dalla reazione chimica tra il cacao (presente in piccola quantità nell’impasto) e la componente acida data dal buttermilk (il latticello) e dalla baking soda originariamente utilizzata al posto del lievito. Solo più avanti nel tempo si sarebbe cominciato ad esaltare questa caratteristica della torta con l’utilizzo di abbondanti dosi di coloranti alimentari. Esiste anche un’alternativa “bio” al colorante rosso, ossia l’utilizzo del succo della rapa rossa. Questo stratagemma consente di ottenere un dolce rosso brunastro e non modifica sostanzialmente il sapore del dolce.

Come per ogni ricetta tradizionale di ogni parte del mondo, esistono centinaia di versioni di red velvet, ognuna accompagnata dalla dicitura “the best”. Si va per tentativi. Personalmente non amavo granché le versioni casalinghe di questa ricetta, spesso assai sbilanciate nella componente grassa, o in quella acida. Molto interessante era, invece la versione del New York Times, che ho provato in un paio di occasioni.

Ma questa, di Rose, è assolutamente la migliore, almeno dal mio punto di vista. La Berembaum, infatti, è riuscita a ridare equilibrio a questa preparazione,  ottenendo come risultato un dolce scenografico, sì, ma anche buono, molto buono. Il risultato è una torta davvero vellutata, come dice il nome, che rimane umida senza bisogno di alcuna bagna, che non lascia retrogusti acidognoli, che riesce a dare spazio anche all’aroma del cacao. Perciò, eccola qui. Tutta da provare. Nella mia versione ho sostituito il tradizionale filling di crema al burro o di cheese-cream con un filling più italiano a base di mascarpone. Ho poi decorato il dolce con ciuffetti di panna e scaglie di cioccolato bianco.

Il red velvet di Rose Levy Berembaum

90grammi di albumi, colorante rosso liquido (la quantità può arrivare a 30g se volete un dolce davvero molto rosso), vaniglia, 200g di farina, 200g di zucchero, una bustina di lievito per dolci, cacao (da 8 a 20 grammi a seconda dell’aroma e del colore che volete ottenere; diminuire la quantità di farina a seconda del peso di cacao scelto); un pizzico di sale, 58g di olio di semi di arachide, 58g di burro, 121g di buttermilk (il latticello non si trova facilmente in Italia; potete farvelo da soli mettendo un cucchiaio di succo di limone in mezzo litro di latte e lasciandolo una decina di minuti a temperatura ambiente).

Si mescola l’albume con il colorante e la vaniglia, fino a ottenere un composto omogeneo e schiumoso, ma non montato.  In una ciotola, setacciare insieme la farina, lo zucchero, il lievito, il cacao e il sale. Nella planetaria miscelate il burro con l’olio; aggiungere gli ingredienti secchi e il latticello. Mescolare fino ad ottenere una mistura omogenea, aumentare la velocità per dare corpo all’impasto. Aggiungere la mistura di albume in due volte, mescolando bene a media velocità. Mettere l’impasto in una tortiera di 18-20cm (a seconda dell’altezza desiderata) e infornare a 175 gradi.

Ci vorranno circa 45 minuti, ma fate comunque la prova stecchino.

Ah, io non ho potuto fare la foto del dolce tagliato, ma questo è più o meno l’aspetto che dovrebbe avere all’interno. Con questo stesso impasto si possono riempire anche stampini da muffin per ottenere un altro classicissimo della pasticceria americana: i red velvet cupcakes.

Angel food II: una variante da provare

C’era una ricetta che avevo stampato un bel po’ di tempo fa e giaceva abbandonata a se stessa dentro un libro di cucina francese. Era una variante di angel food che avevo intenzione di sperimentare, ma che, tra una cosa e l’altra, era rimasta dimenticata. Invece… ieri è spuntata fuori e visto che avevo già scongelato gli albumi per un felice esperimento di pasta di mandorle (di cui si parlerà in un altro post) non ho potuto fare a meno di provare. E il risultato è eccellente. Di diverso rispetto alla ricetta che avevo già postato in precedenza non c’è moltissimo. Il procedimento è, se possibile, ancora più semplice, gli accorgimenti da prendere più o meno gli stessi. La differenza fondamentale è la cottura. Il dolce va messo a cuocere nel forno freddo e lasciato per un’oretta a 165 gradi. Per il resto, tutto più o meno uguale. Ecco gli ingredienti: 355 grammi di albumi, 350 grammi di zucchero semolato, 180 grammi di farina, 5 grammi di cremor di tartaro, vaniglia o un altro aroma per profumare.

Si montano per bene le chiare, a cui si aggiungono i 5 grammi di cremor, che devono essere proprio belle solide e nel frattempo si setaccia la farina con lo zucchero. Si mescola tutto insieme (aggiungendo anche gli aromi scelti) mescolando dal basso verso l’alto facendo attenzione a non smontare il composto. Si versa nello stampo NON UNTO. Si inforna. A cottura ultimata, si rovescia e si attende che si sia raffreddato per sformarlo.

A occhio e palato mi sembra che questa versione risulti un pochino più soda rispetto a quella precedente, il che potrebbe essere utile se, per esempio, si vuole usare l’impasto per fare dei cupcakes o se si vuole farcire il dolce.

Auguri principessa Aurora!

img_3841La prima volta che ho visto una torta di questo tipo è stato a una festa di una bimba con la nonna americana. La mia reazione non era stata propriamente entusiastica. Credo che esistano poche cose più kitsch di una torta barbie. Ma le bambine non sanno nemmeno cosa significhi la parola kitsch e, di fronte alla loro principessa preferita immersa in un tripudio di zucchero rosa, a loro non possono che brillare gli occhi di gioia. E quel “brilluccico” vale più di qualsiasi considerazione estetica.

E così, per la piccola Aurora che compie quattro anni, non potevo pensare ad una torta diversa.