I canelés de Bordeaux

Quest’anno vorrei un Natale un po’ francese. Almeno dal punto di vista dei dessert. Non so perché, ma mi ispira così. Per il dolce del pranzo di Natale pensavo al super classico bouche de Noel, il tronchetto natalizio, magari un po’ rivisitato. Mi sto guardando attorno. Ma quello che sto cercando di ottenere è un bel vassoio di mignardises in cui sistemare due o tre tipi di madelaines, un paio di versioni di financiers, i macarons, e… i cannelés. Di questi fantomatici dolcetti un po’ croccanti un po’ elasticosi possiedo lo stampo già da un po’ di tempo. Un primissimo tentativo non mi aveva convinto per niente. Ma poi ho trovato un’altra ricetta in un vecchio post di Sigrid e ho deciso di riprovare. Non solo, credo che proverò ancora, perché questa volta i Canneles, pur ancora lontani dall’essere perfetti, sono venuti buonissimi.

Prima della ricetta, un po’ di storia, che è interessante perché i Canelés sembrano essere una sorta di giallo gastronomico ancora tutto da svelare:

La leggenda narra che vennero inventati durante l’approdo delle navi con la farina al porto di Bordeaux. Più realisticamente sarebbero stati creati nel 18 secolo dalle suore del convento dell’Annonciades, a Bordeaux, oggi chiamato convento della Misericordia, con il nome di canelas. Si trattava, però, di piccoli dolci fatti con un sottile impasto avvolto su un bastoncino e fritto. Durante un recente restauro di questo convento si sono fatte alcune ricerche archeologiche. Tra i diversi oggetti trovati non ve n’era nessuno che assomigliasse allo stampo dei Canelés.  A Limoges esisteva un piatto chiamato Canole, fatto di pane a base di farina e tuorli.  E’ possibile che fosse lo  stesso prodotto venduto a Bordeaux nel 18 secolo con il nome di Canaule, fatto da artigiani specializzati a cui fu dato il nome di Canauliers. Si trattava di una corporazione a cui era permesso produrre esclusivamente il pane benedetto, i canaules e i retortillons. A loro era proibito utilizzare latte e zcchero. Gli impasti contenenti latte e zucchero erano riservati alla corporazione dei pasticceri.  Tra le due corporazioni si scatenò una vera e propria guerra fino a quando i Canauliers ottennero la loro vittoria e si appropriarono di latte e zucchero nel 1755. Il successo dei Canaliers a Bordeaux era strepitoso. Il loro numero era legalmente stabilito fino al successo della rivoluzione, che abolì tutte le corporazioni. Tutta questa storia per dire che i Canaules erano i predecessori del moderno Caneles? Può essere. Ma non vi è traccia di ricette o di stampi che supportino questa teoria. Il fatto è che i Canauliers spariscono misteriosamente da Bordeaux per tutto il 19° secolo. E’ solo a metà del 1900 che la parola Canelé riappare, riportata in auge da uno sconosciuto pasticcere. A questo ignoto chef va attribuita anche l’idea di aggiungere rum e vaniglia alla ricetta. Per quanto riguarda la forma, è probabile che abbia a che vedere con la parola francese cannelure, riferita alle caratteristiche striature. Anche il nome definivo rimane un mistero. Nel 1985 il Canelé diviene un marchio collettivo depositato.

E adesso, la ricetta, una delle ricette:

Gli ingredienti: zucchero 250g, farina 125g, latte 50cl, burro 25g, 2 uova e 2 tuorli, due cucchiai di rum, una bacca di vaniglia.

Come si fa: si fanno bollire insieme il latte, il burro e la bacca di vaniglia. Intanto in una ciotola si mescolano farina e zucchero e si aggiungono le uova e i tuorli. Io ho messo tutto in planetaria, ottenendo un impasto piuttosto sodo e morbido. Aggiungere il latte e mescolare fino ad ottenere un impasto simile a una pastella, molto liscio. Quando la pastella è fredda, aggiungere i cucchiai di rum e i semini della vaniglia. Coprire e mettere in frigorifero fino al giorno seguente.  Scaldiamo il forno a 250 gradi e riempiamo gli stampini per 3/4. Infornare per 8-10 minuti e abbassare la temperatura. Allora: io ho provato a seguire le indicazioni di Sigrid, ho abbassato a 200 gradi e ho cotto per altri 25 minuti. La prossima volta, però, vorrei provare a seguire le indicazioni di altre ricette francesi che suggeriscono una temperatura di 180 gradi per tempi molto più lunghi (45-60 minuti) in modo da ottenere una crosticina più spessa e più caramellata. Altro suggerimento che ho scoperto solo dopo aver fatto i miei… prima di sformarli è meglio lasciarli raffreddare del tutto. Se li tirate fuori ancora caldi tenderanno a deformarsi, perché il loro interno è morbido ed elastico.

voilà, a la prochaine recette!

Red velvet e crema al cioccolato bianco

Fare un red velvet a forma di cuore è come regalare una scatola di cioccolatini a san Valentino: ovvio, ma sempre romantico.  Questa torta è un omaggio ad un anniversario di matrimonio un po’ speciale, il mio. Ho scelto la red velvet di Rose Beranbaum e una farcitura al cioccolato bianco che non avevo mai provato prima, ma che sembra inventata proprio per completare questa base. Si tratta di una crema pastosa e piuttosto salda di consistenza, adattissima a farcire torte decorate perché non permette agli strati di scivolare uno sull’altro, pur non avendo la “durezza” di una crema al burro. Il sapore, in questo caso, lo deve fondamentalmente al grand marnier che ho scelto di utilizzare come motivo aromatizzante di tutto il dolce, perché mi piace tantissimo. Ma il fondo alla vaniglia del cioccolato bianco si sente ed è gradevolissimo. In più è una crema facilissima da fare, veloce, e modificabile e penso che la terrò presente come ganache per qualche altro tipo di preparazione (penso, ad esempio, a dei macarons bianchi). L a copertura e i fiori sono fatti con crema mousseline (meringa italiana + burro) ancora una volta “corretta” al grand marnier.

Ecco la ricetta (anche questa volta, di Rose) :

Dreamy Creamy White Chocolate Frosting
Ci vuole: Cioccolato bianco 85 g, Formaggio cremoso (Philadelphia) 113 g, burro 28g, Crème fraîche o panna acida o yogurt greco 7g, aroma a scelta (in questo caso mezzo bicchierino di Grand Marnier).

Come si fa: sciogliere il cioccolato bianco a bagno maria, o nel microonde. Per ottenere un risultato cremoso togliete dal fuoco (o dal forno) il cioccolato prima che si sciolga completamente e mescolate con una spatola di silicone fino a quando sarà completamente sciolto. Lasciate intiepidire. Nel robot da cucina o nella planetaria mescolate il formaggio cremoso, il burro e la creme fraiche (o lo yogurt) per alcuni secondi, fino ad ottenere un composto cremoso. Aggiungete il cioccolato e mescolate ancora fino a che non sarà completamente incorporato. Se volete aggiungere un componente alcolico, la vostra crema tenderà a formare dei grumi, ma continuando a mescolare tornerà alla consistenza originaria. Prima di farcire il dolce lasciate la crema per un’oretta in frigorifero in modo che acquisti consistenza.

Dolci per le feste al mercatino

Per chi si trova a passeggio per il litorale romano in questo week-end, una piccola informazione di servizio. Domani, 28 novembre, dalle ore 16,  il centro culturale Affabulazione ospita un mercatino dell’usato e del baratto, accompagnato da musica e iniziative varie. Ci saremo anche noi, con un tavolo stracolmo di dolcezze: ci saranno dolci francesi (anche i macarons), biscotteria natalizia tedesca, dolci americani, crostate… Insomma se passate di là, vale la pena di assaggiare.

Affabulazione si trova a Ostia Lido, in piazza V.Agrippa 14.

France: les macarons

I macarons sono un dolcetto diventato ormai “bandiera” della pasticceria parigina. In realtà le sue origine sono da ricercare nella città di Nancy, dove vengono tuttora prodotti in una versione più “grezza”. Questi sono, invece, i macarons della capitale francese: gusci a base di farina di mandorle e albumi, colorati in mille varianti e appaiati con all’interno i più svariati ripieni. Ganache al cioccolato, creme, mousse o anche semplici confetture di frutta, gelatine, marmellate…

In questa versione i macarons lilla sono ripieni di semplice creme fraiche alle fragole di bosco.