In questi giorni i dolci escono dal mio forno e spariscono molto prima che riesca a immortalarli in una foto (e la colpa non è mai del gatto ;))).
Questa volta ne ho salvato uno, si fa per dire.
Si tratta di una specie di muffin liberamente tratti dalla ricetta di un dolce sardo tradizionale.
Non avevo molta voglia di fare una torta, cercavo piuttosto qualcosa di simile a un cupcake, ma senza tutto il burro dei dolci americani. In frigo avevo una discreta quantità di un’ottima ricotta di pecora, freschissima. E così mi sono messa a cercare. In un libro di ricette regionali ho trovato la torta sarda alla ricotta e poi ne ho viste un altro paio di versioni in giro per la rete.
Rispetto alla ricetta che avevo trovato per la torta ho apportato qualche modifica, diminuendo un po’ la quantità di zucchero (originariamente pari a quella di ricotta) ed eliminando – of course – la bustina di vanillina e la fialetta di aroma di limone che ho sostituito con mezzo bicchierino di acqua di fior d’arancio. Il risultato è perfetto per una colazione ricca, ma non pesante. Il dolcetto ha una bella consistenza, non si sfracella se inzuppato, e il profumo di zagara gli dà quel tocco mediterraneo e particolare che non guasta.
Ecco la ricetta:
Cupcakes in stile sardo
250g di ricotta di pecora
200g di zucchero
250g di farina per dolci
due tuorli
una bustina di lievito
mezzo bicchierino di acqua di fior d’arancio
4g di sale
Nella planetaria si monta la ricotta con lo zucchero fino ad ottenere una crema schiumosa e omogenea. Si aggiungono gli aromi e i tuorli uno alla volta senza smettere di montare. A parte si setacciano insieme gli ingredienti asciutti. Si uniscono i due composti mescolando le masse in modo da ottenere un impasto arioso e vellutato. Si divide negli stampini da muffin e si cucina a 180° per circa venti minuti. Per ottenere una piacevole crosticina sulla superficie basta spolverare ogni muffin con un cucchiaino di zucchero di canna.
Con queste dosi ho ottenuto dodici muffin medi.
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Il meglio del Natale…(dei dolci)
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Dopo la tormenta degli esami, è arrivato il momento dei dolci natalizi. Anche quest’anno mi sono ritrovata all’ultimo momento a dover decidere e cucinare una montagna di cose. Ho fatto il pane, con una ricetta di challah che non sbaglia mai, ma questa volta a forma di albero di natale. E poi un red velvet, che fa tanto festa con il suo bel colore rosso. E poi due torte “simil foresta nera”. Ma la cosa di cui sono più contenta sono dei cupcakes che ho preparato per la cena della vigilia, seguendo una ricetta di Martha Stewart. Siccome la cena è tra “pochi” intimi ed è tradizionalmente a base di pesce, ho pensato che un dolce al limone sarebbe stato un bel modo per finire il pasto e che il cupcake fosse una sana via di mezzo tra un dolce al piatto e una fetta di torta. Poi ho visto la fotina sul sito di Martha Stewart e me ne sono innamorata.
Ecco la ricetta, tradotta e convertita dalle misure americane a quelle europee. Vengono 24 cupcakes di media misura.
Cupcakes al limone e meringa
Per l’impasto:380g di farina, 8 g di lievito (io ho usato una bustina di lievito, perché quello americano mi sembra generalmente più forte),5g di sale, 230g di burro morbido, 400g di zucchero (io ho ridotto a 350), 4 uova a temperatura ambiente, la scorza grattugiata di 3 limoni e 30g di succo di limone, vaniglia, 245g di latticello (vedi sotto le istruzioni per farlo in casa).
* il latticello: ingrediente fondamentale per un sacco di preparazioni degli stati uniti, ma praticamente introvabile in Italia. Per fare qualcosa di estremamente simile al latticello, si può mettere il succo di mezzo limone in un litro di latte. Lasciare a temperatura ambiente per una ventina di minuti. Per avere una consistenza più ricca si può “spezzare” il latte inacidito con yogurt intero denso.
procedimento: scaldare il forno170 gradi. Miscelare bene farina, lievito e sale. Con la frusta elettrica montare il burro e aggiungere lo zucchero fino ad ottenere un composto bianco e soffice. Aggiungere le uova, una alla volta, fino a che siano perfettemente incorporate. Aggiungere le zeste di limone e la vaniglia. Incorporare la farina in tre volte, alternandola con il latticello e il succo di limone e montare fino ad ottenere un impasto omogeneo. Non montare troppo a lungo, altrimenti si otterranno dei dolci dalla consistenza troppo pesante.
Riempire gli stampini per 3 quarti e cuocere per circa 30 minuti. I cupcakes si possono congelare e conservare anche per un paio di mesi.
Per farcire questi cupcakes si può preparare il lemon curd seguendo questa ricetta. Per ottenere un cupcakes meno asciutto ho praticato un foro a cono rovesciato fino quasi al fondo (facendo attenzione a non bucare il dolcetto) e l’ho riempito di lemon curd, richiudendo poi la superficie con un tappino di impasto. Con la spatolina ho poi spalmato un altro po’ di lemon curd sulla superficie.
Per decorare: non ho seguito la ricetta del Seven minute frosting, ma ho preparato una classicissima meringa italiana, portando uno sciroppo di zucchero a 121° e cuocendo così l’albume montato. Infine, una passata veloce con il cannello.
Natale: macarons, cupcackes e molto altro
L’esperienza del mercatino è stata molto interessante. Avevamo deciso (il plurale è d’obbligo perché per l’occasione ho potuto godere della preziosa collaborazione di Silvia, la specialista in dolci teutonici) di preparare soprattutto piccola pasticceria, in modo che le persone che si trovavano a girellare per le bancarelle avessero la possibilità di fare una merenda al volo, ma anche di portarsi a casa qualcosa di buono. Volevamo anche evitare di presentare la pasticceria che più frequentemente si trova sui banconi dei negozi. Perciò abbiamo optato per specialità di nazioni diverse. Ecco che cosa abbiamo preparato: madeleines e macarons al limone dalla Francia; Lebkuchen e Vanillekipfel dalla Germania, Ungheresi al burro (Austria). Pensando ai bambini, abbiamo anche preparato dei semplicissimi frollini al cacao. Per offrire qualcosa a chi si fermava solamente a guardare, abbiamo preparato la sbrisolona di Maurizio Santin. Ma non potevano mancare le torte, che in fondo sono un po’ la specialità di Dolci per le feste. E così, al centro del nostro tavolino c’era una Red Velvet dedicata ad Affabulazione e, per gli amanti di sapori più italiani, una crostata di frolla al cacao con un ripieno di frangipane al limone e mandorle e tanti cuoricini di frolla.
Tra una scatola e un vassoio, la tovaglia, l’alzatina, i piatti e i tovaglioli… e una manata di bambini mi sono dimenticata di portare la macchina fotografica! Perciò, niente immagini della red velvet integra che, per la cronaca, era venuta davvero carina e dava un aspetto molto natalizio alla nostra bancarella.
Così, non mi resta che mettere qualche immagine degli avanzi. In complesso, è stata proprio una bella esperienza. E – cosa più importante – ci è sembrato che le persone abbiano gradito parecchio.
Dolci per le feste al mercatino
Per chi si trova a passeggio per il litorale romano in questo week-end, una piccola informazione di servizio. Domani, 28 novembre, dalle ore 16, il centro culturale Affabulazione ospita un mercatino dell’usato e del baratto, accompagnato da musica e iniziative varie. Ci saremo anche noi, con un tavolo stracolmo di dolcezze: ci saranno dolci francesi (anche i macarons), biscotteria natalizia tedesca, dolci americani, crostate… Insomma se passate di là, vale la pena di assaggiare.
Affabulazione si trova a Ostia Lido, in piazza V.Agrippa 14.
Red velvet, la ricetta di Rose
Qualche giorno fa un’amica dai capelli rossi e il cuore tenero ha compiuto gli anni. Per festeggiarla volevo fare un dolce che in qualche modo la rappresentasse. Fatalità… la mitica Rose Levy Berembaum se ne esce con il suo nuovo libro sui dolci e mette a disposizione online alcune ricette. Tra queste, il Red Velvet.
Per chi non ha familiarità con i dolci americani, va detto che il red velvet è una specie di istituzione culinaria. E’ “il” dolce del sud degli States ed è sfruttatissimo per le grandi occasioni, soprattutto Natale e Thanksgiving. La caratteristica di questo dolce è il colore dell’impasto: rosso! Si va da un porpora scuro a un rosso fragola a seconda di quanto colorante si è disposti ad utilizzare. L’effetto è scenografico, soprattutto perché il dolce viene tradizionalmente farcito con una crema bianca come una cheese-cream, o butter-cream.
La storia di questo dolce è piuttosto interessante. Pare, infatti, che il colore rossastro nascesse in realtà dalla reazione chimica tra il cacao (presente in piccola quantità nell’impasto) e la componente acida data dal buttermilk (il latticello) e dalla baking soda originariamente utilizzata al posto del lievito. Solo più avanti nel tempo si sarebbe cominciato ad esaltare questa caratteristica della torta con l’utilizzo di abbondanti dosi di coloranti alimentari. Esiste anche un’alternativa “bio” al colorante rosso, ossia l’utilizzo del succo della rapa rossa. Questo stratagemma consente di ottenere un dolce rosso brunastro e non modifica sostanzialmente il sapore del dolce.
Come per ogni ricetta tradizionale di ogni parte del mondo, esistono centinaia di versioni di red velvet, ognuna accompagnata dalla dicitura “the best”. Si va per tentativi. Personalmente non amavo granché le versioni casalinghe di questa ricetta, spesso assai sbilanciate nella componente grassa, o in quella acida. Molto interessante era, invece la versione del New York Times, che ho provato in un paio di occasioni.
Ma questa, di Rose, è assolutamente la migliore, almeno dal mio punto di vista. La Berembaum, infatti, è riuscita a ridare equilibrio a questa preparazione, ottenendo come risultato un dolce scenografico, sì, ma anche buono, molto buono. Il risultato è una torta davvero vellutata, come dice il nome, che rimane umida senza bisogno di alcuna bagna, che non lascia retrogusti acidognoli, che riesce a dare spazio anche all’aroma del cacao. Perciò, eccola qui. Tutta da provare. Nella mia versione ho sostituito il tradizionale filling di crema al burro o di cheese-cream con un filling più italiano a base di mascarpone. Ho poi decorato il dolce con ciuffetti di panna e scaglie di cioccolato bianco.
Il red velvet di Rose Levy Berembaum
90grammi di albumi, colorante rosso liquido (la quantità può arrivare a 30g se volete un dolce davvero molto rosso), vaniglia, 200g di farina, 200g di zucchero, una bustina di lievito per dolci, cacao (da 8 a 20 grammi a seconda dell’aroma e del colore che volete ottenere; diminuire la quantità di farina a seconda del peso di cacao scelto); un pizzico di sale, 58g di olio di semi di arachide, 58g di burro, 121g di buttermilk (il latticello non si trova facilmente in Italia; potete farvelo da soli mettendo un cucchiaio di succo di limone in mezzo litro di latte e lasciandolo una decina di minuti a temperatura ambiente).
Si mescola l’albume con il colorante e la vaniglia, fino a ottenere un composto omogeneo e schiumoso, ma non montato. In una ciotola, setacciare insieme la farina, lo zucchero, il lievito, il cacao e il sale. Nella planetaria miscelate il burro con l’olio; aggiungere gli ingredienti secchi e il latticello. Mescolare fino ad ottenere una mistura omogenea, aumentare la velocità per dare corpo all’impasto. Aggiungere la mistura di albume in due volte, mescolando bene a media velocità. Mettere l’impasto in una tortiera di 18-20cm (a seconda dell’altezza desiderata) e infornare a 175 gradi.
Ci v
orranno circa 45 minuti, ma fate comunque la prova stecchino.
Ah, io non ho potuto fare la foto del dolce tagliato, ma questo è più o meno l’aspetto che dovrebbe avere all’interno. Con questo stesso impasto si possono riempire anche stampini da muffin per ottenere un altro classicissimo della pasticceria americana: i red velvet cupcakes.
Il castello fatato

Questa è la torta di compleanno per una principessa di cinque anni. Era la prima volta che mi cimentavo con il castello delle fate e devo dire che si tratta di un bel lavoro di architettura dolciaria. La struttura è parte del kit della Wilton che contiene una dozzina di torri di varie dimensioni, il portone, le finestre, i tetti e la struttura centrale con il balconcino. Il dolce è composto da quattro pan di spagna sovrapposti in due piani, farciti di crema chiboust. La copertura è in fondente di zucchero, le decorazioni sono in fondente e in glassa. In tutto, per la decorazione, sono stati utilizzati più di cento fiorellini rosa. Dell’insieme fanno parte anche dodici cupcakes alla vaniglia.
Angel food II: una variante da provare
C’era una ricetta che avevo stampato un bel po’ di tempo fa e giaceva abbandonata a se stessa dentro un libro di cucina francese. Era una variante di angel food che avevo intenzione di sperimentare, ma che, tra una cosa e l’altra, era rimasta dimenticata. Invece… ieri è spuntata fuori e visto che avevo già scongelato gli albumi per un felice esperimento di pasta di mandorle (di cui si parlerà in un altro post) non ho potuto fare a meno di provare. E il risultato è eccellente. Di diverso rispetto alla ricetta che avevo già postato in precedenza non c’è moltissimo. Il procedimento è, se possibile, ancora più semplice, gli accorgimenti da prendere più o meno gli stessi. La differenza fondamentale è la cottura. Il dolce va messo a cuocere nel forno freddo e lasciato per un’oretta a 165 gradi. Per il resto, tutto più o meno uguale. Ecco gli ingredienti: 355 grammi di albumi, 350 grammi di zucchero semolato, 180 grammi di farina, 5 grammi di cremor di tartaro, vaniglia o un altro aroma per profumare.
Si montano per bene le chiare, a cui si aggiungono i 5 grammi di cremor, che devono essere proprio belle solide e nel frattempo si setaccia la farina con lo zucchero. Si mescola tutto insieme (aggiungendo anche gli aromi scelti) mescolando dal basso verso l’alto facendo attenzione a non smontare il composto. Si versa nello stampo NON UNTO. Si inforna. A cottura ultimata, si rovescia e si attende che si sia raffreddato per sformarlo.
A occhio e palato mi sembra che questa versione risulti un pochino più soda rispetto a quella precedente, il che potrebbe essere utile se, per esempio, si vuole usare l’impasto per fare dei cupcakes o se si vuole farcire il dolce.




