San Valentino: idee dolci dalla Rete

Uno dei pochi lati positivi del giorno di san Valentino è la profusione di ricette dolci, in particolare di dolci al cioccolato ;), che invadono librerie, edicole e Internet. I menù per due, i piattini con le presentazioni raffinate, i finger food, il rosso, i cuori… ah… l’amour. Tra tutto questo florilegio di proposte può essere un po’ difficile restringere il campo. Così ho pensato di dare un’occhiata in giro e di raccogliere alcune proposte dai food-blog dai quali attingo con maggior fiducia, di tradurre qualche ricetta speciale e proporvi questa mini raccolta di dessert per un giorno degli innamorati (ma anche un altro giorno, per carità) davvero goloso. Ho scelto ricette prevalentemente anglosassoni e francesi, alcune proprio facili facili, altre dedicate a chi ha già un po’ di dimestichezza con i pasticci culinari, tutte davvero attraenti.

Red Velvet : crema e cioccolato biancodifficoltà: media

1) Il Red Velvet di Rose:

inizio con una ricetta che ho già postato su questo blog e che ho provato e riprovato tante di quelle volte che mi sento di dire che è un successo assicurato. Inoltre, se si parla di san Valentino, un red velvet a forma di cuore (torta o monoporzione) è un classico.

Per completare il dolce con la farcitura “originale” potete provare la Dreamy Creamy White Chocolate Frosting, ovviamente sempre di Rose.

difficoltà: facile

2) I cuori di meringa di JoyofBaking :

Ingredienti per le meringhe: 4 chiare d’uovo a temperatura ambiente, mezzo cucchiaino di cremor di tartaro, 200g di zucchero (meglio usare la qualità superfino), i semini di una bacca di vaniglia.
Per la panna alla fragola: 240ml di panna da montare, semini di vaniglia, 120ml di puré di fragole leggermente zuccherato (si può usare anche una marmellata di fragole o di frutti di bosco di ottima qualità), 1 cucchiaio di zucchero (facoltativo), un cestino di frutti di bosco freschi o un sacchettino di frutta congelata.
Come si fa: riscaldare il forno a 130° (per meringhe più bianche abbassate la temperatura a un max di 100° e allungate i tempi di asciugatura). Con un tagliabiscotti a forma di cuore disegnate su due fogli di carta da forno le formine che vi serviranno come guida per le meringhe. Con la frusta o la planetaria montate le chiare a velocità media fino a quando siano schiumose. Aggiungete il cremor di tartaro e continuate a montare fino ad avere una massa di consistenza soffice. Aggiungete lo zucchero poco alla volta e continuate a montare fino ad ottenere una consistenza soda. La meringa è pronta quando, sollevando le fruste, sulla superficie si formano dei becchi. Riempite una sac-a-poche con un cornetto liscio con la meringa e formate i cuori seguendo le linee che avevate tracciato in precedenza. Se necessario, lisciate la superficie con una spatola di metallo.
Cuocete per 60-70 min (ma anche due ore se usate una temperatura inferiore), con forno ventilato.
Le meringhe sono pronte quando si staccano facilmente dalla carta forno. Una volta pronte, lasciatele asciugare nel forno fino a quando questo si sia raffreddato.
Per la panna montata: mescolate nella bowl della planetaria la panna, la vaniglia e lo zucchero. Coprite e mettete in frigorifero per almento mezz’ora. Quando la bowl sarà ben fredda iniziate a montare. Quando il composto sarà denso ma ancora soffice iniziate ad aggiungere il puré di frutta, poco alla volta, montando ancora e aggiustando di zucchero a vostro gusto.
Potete assemblare i cuori a due a due riempiendoli di panna, oppure appoggiare le meringhe sulla panna in una coppa o un bicchiere di cristallo. Decorate con i fruttini interi e servite.

3) Darkest Chocolat Crepe Cake di Martha Stewart:    difficoltà: media
Ingredienti: 170g di burro freddo tagliato a pezzetti, 225g di cioccolato fondente sminuzzato, 180g di farina, 43g di zucchero, mezzo cucchiaino di sale, 625g di latte a temperatura ambiente, 6 uova grandi a temperatura ambiente, una bacca di vaniglia.
Portare a ebollizione 50g di acqua in un pentolino, aggiungere il burro, un pezzetto alla volta, mescolando dopo ogni aggiunta. Togliere dal fuoco e incorporare il cioccolato, fino a che sarà completamente sciolto. Mettere da parte. Aggiungere il composto al cioccolato. Filtrare attraverso un setaccio in un contenitore ermetico ed eliminare i grumi. Mettere in frigorifero per almeno due ore o per una notte intera.
Imburrare leggermente una padella per le crepe. Scaldare a fiamma media fino a quando inizierà a fumare leggermente. Togliere la pentola dal fuoco e versare due cucchiaiate di composto muovendo la padella in modo da coprire il fondo in modo omogeneo. Rimettere sul fuoco e cuocere per circa 30 secondi per lato. Far scivolare la crepe su un piatto e ripetere con il resto del composto.
Poggiare una crepe su una griglia posta sopra un vassoio. Coprire con circa 3 cucchiai di filling alla nocciola. Coprire con un’altra crepe e continuare a formare gli strati, usando circa 32 crepe. Mettere in frigorigero e far rassodare, per circa 15 minuti.
Versare la glassa lucida sopra il dolce e rivestire anche i lati, ricoprendolo completamente. Rimettere in frigo fino a quando la glassa sarà ben soda, almeno 20 minuti. Il dolce può essere conservato in frigorifero per 3 giorni. Decorare con nocciole tostate e candite.
Filling alla nocciola: 160g di panna, 6 chiare d’uovo, 330g di zuchero, 400g di burro a pomata, vaniglia, 80g crema alla nocciola (oppure nutella), un pizzico di sale.
Nella bowl della planetaria montare la panna per circa 4 minuti fino a una consistenza morbida. Trasferire in una ciotola e mettere in frigorifero per circa un’ora. Montare le chiare e lo zucchero in una bowl a bagnomaria, fino a quando lo zucchero non sarà completamente sciolto e il composto avrà raggiunto una temperatura di 70°. Montare la bowl sulla planetaria e proseguire montando fino ad ottenere una meringa densa ma non troppo asciutta, circa 5 minuti. Montare la foglia e con il mixer a velocità media incorporare il burro a pezzi in varie volte, mescolando bene dopo ogni aggiunta. La meringa si sgonfierà leggermente, ma va bene così. Aggiungere la vaniglia, la crema di nocciole e il pizzico di sale e continuare a mescolare fino a ottenere un composto omogeneo. Incorporare la panna montata con una spatola di silicone e utilizzare immediatamente.

4) I biscotti rosa di Mercotte: per due placche 30×40: 2 uova, 100 g di zucchero vanigliato, 90g di farina, 45g di maizena, 5g di lievito biologico, una punta di colorante rosso, zucchero a velo per decorare.

Mescolare nel robot i tuorli con lo zucchero e montare aumentando la velocità poco a poco per 5-6 minuti. Aggiungere quindi una chiara e montare per ancora due minuti. Incorporare il colorante e a seguire la seconda chiara d’uovo. Setacciare la farina con la maizena e il lievito sopra il composto d’uovo e incorporare delicatamente con la marise fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo. Utilizzando una sac-a-poche con beccuccio liscio da 10mm formare i biscotti su un silpat o su carta forno. Lasciare asciugare all’aria per circa mezz’ora. Intanto, riscaldare il forno a 180°. Spolverare di zucchero a velo prima di infornare. Cuocere per circa 12minuti.

I canelés de Bordeaux

Quest’anno vorrei un Natale un po’ francese. Almeno dal punto di vista dei dessert. Non so perché, ma mi ispira così. Per il dolce del pranzo di Natale pensavo al super classico bouche de Noel, il tronchetto natalizio, magari un po’ rivisitato. Mi sto guardando attorno. Ma quello che sto cercando di ottenere è un bel vassoio di mignardises in cui sistemare due o tre tipi di madelaines, un paio di versioni di financiers, i macarons, e… i cannelés. Di questi fantomatici dolcetti un po’ croccanti un po’ elasticosi possiedo lo stampo già da un po’ di tempo. Un primissimo tentativo non mi aveva convinto per niente. Ma poi ho trovato un’altra ricetta in un vecchio post di Sigrid e ho deciso di riprovare. Non solo, credo che proverò ancora, perché questa volta i Canneles, pur ancora lontani dall’essere perfetti, sono venuti buonissimi.

Prima della ricetta, un po’ di storia, che è interessante perché i Canelés sembrano essere una sorta di giallo gastronomico ancora tutto da svelare:

La leggenda narra che vennero inventati durante l’approdo delle navi con la farina al porto di Bordeaux. Più realisticamente sarebbero stati creati nel 18 secolo dalle suore del convento dell’Annonciades, a Bordeaux, oggi chiamato convento della Misericordia, con il nome di canelas. Si trattava, però, di piccoli dolci fatti con un sottile impasto avvolto su un bastoncino e fritto. Durante un recente restauro di questo convento si sono fatte alcune ricerche archeologiche. Tra i diversi oggetti trovati non ve n’era nessuno che assomigliasse allo stampo dei Canelés.  A Limoges esisteva un piatto chiamato Canole, fatto di pane a base di farina e tuorli.  E’ possibile che fosse lo  stesso prodotto venduto a Bordeaux nel 18 secolo con il nome di Canaule, fatto da artigiani specializzati a cui fu dato il nome di Canauliers. Si trattava di una corporazione a cui era permesso produrre esclusivamente il pane benedetto, i canaules e i retortillons. A loro era proibito utilizzare latte e zcchero. Gli impasti contenenti latte e zucchero erano riservati alla corporazione dei pasticceri.  Tra le due corporazioni si scatenò una vera e propria guerra fino a quando i Canauliers ottennero la loro vittoria e si appropriarono di latte e zucchero nel 1755. Il successo dei Canaliers a Bordeaux era strepitoso. Il loro numero era legalmente stabilito fino al successo della rivoluzione, che abolì tutte le corporazioni. Tutta questa storia per dire che i Canaules erano i predecessori del moderno Caneles? Può essere. Ma non vi è traccia di ricette o di stampi che supportino questa teoria. Il fatto è che i Canauliers spariscono misteriosamente da Bordeaux per tutto il 19° secolo. E’ solo a metà del 1900 che la parola Canelé riappare, riportata in auge da uno sconosciuto pasticcere. A questo ignoto chef va attribuita anche l’idea di aggiungere rum e vaniglia alla ricetta. Per quanto riguarda la forma, è probabile che abbia a che vedere con la parola francese cannelure, riferita alle caratteristiche striature. Anche il nome definivo rimane un mistero. Nel 1985 il Canelé diviene un marchio collettivo depositato.

E adesso, la ricetta, una delle ricette:

Gli ingredienti: zucchero 250g, farina 125g, latte 50cl, burro 25g, 2 uova e 2 tuorli, due cucchiai di rum, una bacca di vaniglia.

Come si fa: si fanno bollire insieme il latte, il burro e la bacca di vaniglia. Intanto in una ciotola si mescolano farina e zucchero e si aggiungono le uova e i tuorli. Io ho messo tutto in planetaria, ottenendo un impasto piuttosto sodo e morbido. Aggiungere il latte e mescolare fino ad ottenere un impasto simile a una pastella, molto liscio. Quando la pastella è fredda, aggiungere i cucchiai di rum e i semini della vaniglia. Coprire e mettere in frigorifero fino al giorno seguente.  Scaldiamo il forno a 250 gradi e riempiamo gli stampini per 3/4. Infornare per 8-10 minuti e abbassare la temperatura. Allora: io ho provato a seguire le indicazioni di Sigrid, ho abbassato a 200 gradi e ho cotto per altri 25 minuti. La prossima volta, però, vorrei provare a seguire le indicazioni di altre ricette francesi che suggeriscono una temperatura di 180 gradi per tempi molto più lunghi (45-60 minuti) in modo da ottenere una crosticina più spessa e più caramellata. Altro suggerimento che ho scoperto solo dopo aver fatto i miei… prima di sformarli è meglio lasciarli raffreddare del tutto. Se li tirate fuori ancora caldi tenderanno a deformarsi, perché il loro interno è morbido ed elastico.

voilà, a la prochaine recette!

Le donnine di pan di zenzero

Mi sono accorta che è quasi Natale. E ancora di biscottini non c’era neppure l’ombra. Ho comprato delle nuove formine per fare gli omini, e questa volta ci sono anche delle belle femminucce, con la gonnellina. Mancava una ricetta da provare. Ho scelto quella di Donna Hay più che altro perché mi piacevano le foto del libro, ma, se devo essere sincera, credo si possa fare molto di meglio.

Il risultato di questa ricetta sono biscottini che rimangono un po’ morbidini, il che non guasta, ma in cui il sapore dello zucchero è troppo dominante rispetto a quello dello zenzero.

Cercherò ancora.

Intanto ho fatto qualche esperimento decorativo e ho scoperto che decorare le femminucce è molto più divertente che fare i soliti omini.

Quadrotti alla marmellata di Donna Hay

Il libro I Classici di Donna Hay è una fonte continua di idee e ispirazioni. Sarà per le belle foto, sarà per il design del libro, un po’ diverso dai ricettari tradizionali… da quando è entrato a casa mia questo volume è sempre rimasto appoggiato sul piano della cucina, aperto su qualche ricetta che avevo intenzione di provare.

Ma c’è un ma… E’ vero che il libro ha un bel design e che le ricette sono scritte in modo semplicissimo e veloce da leggere. Ma è altrettanto vero che velocità e semplicità spesso sono sinonimo di una certa superficialità che rende poi piuttosto improbabile che il risultato corrisponda esattamente alla foto e al sapore o alla texture che ci si attende. Tutte le ricette che ho provato finora hanno avuto bisogno di qualche aggiustamento. E anche questo è il caso.

All’inizio del libro c’è una bella sezione dedicata a biscotti e “bars”, formato tipicamente americano che parte da un dolce intero, generalmente rettangolare, per ottenere porzioni pretagliate, comodissime da servire per un te’, una merenda, o da trasportare in uno zainetto. Questi quadrotti sono una versione “porzionata” di una crostata alla marmellata con qualche differenza: 1. la base: non si tratta di una vera e propria frolla, ma di una via di mezzo tra una brisé e un frolla. Più burrosa di una frolla, meno friabile di una brisé… è un impasto con pro e contro sul quale voglio lavorare ancora un po’ prima di esprimere un giudizio definitivo.  2. il topping: oltre alla marmellata – che in questo caso è di frutti di bosco – c’è una crosticina a base di cocco, uovo e zucchero. Dà all’insieme quel tocco di croccantezza che si abbina benissimo con la morbidezza della marmellata e la burrosità della base. Ma… le dosi di zucchero dell’insieme diventano decisamente eccessive.

Ecco, allora, la ricetta con le mie “aggiustatine”. Per la base consiglio di provare anche con una frolla classica per ottenere un sostegno più solido e croccante.

Base: 125g di burro morbido, 75g zucchero, 135g farina setacciata, 1 tuorlo, 1 cucchiaino di lievito: mescolare nella planetaria (con la foglia) il burro e lo zucchero, aggiungere farina e lievito setacciati insieme. Quando l’impasto è morbido e omogeneo premerlo in uno stampo da 20×30 foderato di carta forno. Per facilitare l’operazione e ottenere uno spessore più omogeneo, consiglio di stendere l’impasto con il mattarello, prima di inserirlo nello stampo, mettendolo tra due fogli di carta forno. Cuocere a 180° per circa 15 minuti. La base dovrà risultare dorata. Una volta cotta la base, fatela raffreddare un po’ prima di spalmarla di marmellata (ci vogliono circa 250g). Nel frattempo preparate la copertura al cocco mescolando un uovo (ma secondo me va benissimo anche utilizzare solo l’albume) con 100g di cocco disidratato e 110g di zucchero (ancora, a mio parere, meglio diminuire lo zucchero; per me ne bastano 60g). Una volta preparato il composto di copertura spargerlo uniformemente, ma non troppo, sulla marmellata e reinfornare per altri 25 minuti circa.

Una volta raffreddato il dolce, tagliate i quadrotti con un coltello a lama liscia e affilata.

Dolcetti alla ricotta: cupcakes “alla sarda”

In questi giorni i dolci escono dal mio forno e spariscono molto prima che riesca a immortalarli in una foto (e la colpa non è mai del gatto ;))).
Questa volta ne ho salvato uno, si fa per dire.
Si tratta di una specie di muffin liberamente tratti dalla ricetta di un dolce sardo tradizionale.
Non avevo molta voglia di fare una torta, cercavo piuttosto qualcosa di simile a un cupcake, ma senza tutto il burro dei dolci americani. In frigo avevo una discreta quantità di un’ottima ricotta di pecora, freschissima. E così mi sono messa a cercare. In un libro di ricette regionali ho trovato la torta sarda alla ricotta e poi ne ho viste un altro paio di versioni in giro per la rete.
Rispetto alla ricetta che avevo trovato per la torta ho apportato qualche modifica, diminuendo un po’ la quantità di zucchero (originariamente pari a quella di ricotta) ed eliminando – of course – la bustina di vanillina e la fialetta di aroma di limone che ho sostituito con mezzo bicchierino di acqua di fior d’arancio. Il risultato è perfetto per una colazione ricca, ma non pesante. Il dolcetto ha una bella consistenza, non si sfracella se inzuppato, e il profumo di zagara gli dà quel tocco mediterraneo e particolare che non guasta.
Ecco la ricetta:
Cupcakes in stile sardo
250g di ricotta di pecora
200g di zucchero
250g di farina per dolci
due tuorli
una bustina di lievito
mezzo bicchierino di acqua di fior d’arancio
4g di sale
Nella planetaria si monta la ricotta con lo zucchero fino ad ottenere una crema schiumosa e omogenea. Si aggiungono gli aromi e i tuorli uno alla volta senza smettere di montare. A parte si setacciano insieme gli ingredienti asciutti. Si uniscono i due composti mescolando le masse in modo da ottenere un impasto arioso e vellutato. Si divide negli stampini da muffin e si cucina a 180° per circa venti minuti. Per ottenere una piacevole crosticina sulla superficie basta spolverare ogni muffin con un cucchiaino di zucchero di canna.
Con queste dosi ho ottenuto dodici muffin medi.

Muffin al cioccolato e muesli, quasi per caso

In questi giorni ho rubato dalla colonna di libri di dolci di una mia amica un bellissimo volume di Donna Hay. Le foto sono una più invitante dell’altra e le ricette ti gridano “preparami” dalle pagine.
Finora ho avuto il tempo di provarne due o tre e quella che “absoluta y definitivamente” ha avuto maggior successo è la torta cocco-cioccolato.
L’accoppiata è strepitosa, si sa, e la ricetta velocissima e semplicissima. La prima volta che l’ho fatta è scomparsa così in fretta che non sono riuscita a fotografarla.
Poi, un pomeriggio, mi è venuta voglia di rifarla, ma questa volta ho pensato che sarebbe stato carino mettere l’impasto nelle forme da muffin e, magari, tirarne fuori un cupcake. Ho iniziato a fondere il burro e nel frattempo ho iniziato ad allineare gli ingredienti sul tavolo. OOps… scopro con orrore che ho solo 50g di farina di cocco sui 135 richiesti dalla ricetta. Orrore. In casa ho anche un cocco vero, tutto intero, che suona bene. Lo apro e mi preparo psicologicamente al lavoro di ricavarne un po’ di polpa grattugiata. Puzza! Lo butto. Il burro è fuso e il forno a temperatura. Che fare?
Invento. In un barattolo ho dell’ottimo muesli a base di quinoa, pezzetti di cioccolato, cereali, uvetta. E se… Ma sì! Risultato? Eccellente. Talmente buono da scrivermi la ricetta e decidere di condividerla.
I muffin quasi per caso
Ingredienti: 200g di farina, 50g di farina di cocco, 100g. di muesli (secondo me va provata anche una versione con frutta rossa disidratata), 80g di cacao in polvere, 3 uova, 250g (lo so, lo so, ma è Donna Hay…) di burro fuso, 200g di zucchero (la ricetta originale ne prevede 300, ma fate voi…), una bustina di lievito, 180g di latte.
Come si fa: nella planetaria con la foglia si mettono tutti gli ingredienti secchi e si dà una bella rimescolata per far prendere aria al miscuglio. Si aggiunge il burro fuso intiepidito e si mescola fino ad ottenere un impasto omogeneamente umido. Si aggiungono le uova una alla volta e infine il latte.
Il tutto va versato nei pirottini (ho ottenuto 20 muffin di media misura) riempiendo fino a 3/4 e messo in forno a 180 gradi per circa 25 minuti (prova dello stecchino, mi raccomando).

Danish pastry, lavori in corso.

Questo della foto è uno dei diversi esperimenti che in questo periodo escono dalla mia cucina. Si tratta sempre di variazioni sul tema della danish pastry, ovvero impasto danese. Questa base è stata un’altra di quelle illuminazioni improvvise che di tanto in tanto capita di trovare guardando nei libri di ricette.

Anche questa viene dal famigerato kindle-book sulla pasticceria svedese. A circa metà libro (ci ho messo un po’ ad arrivarci) c’è una sezione dedicata alle delizie della vicina Danimarca. Alla base di quasi tutte le ricette di questa sezione c’è quest’impasto. Che è qualcosa che merita assolutamente di essere provato, e poi ancora provato e riprovato ancora. L’idea è quella di una pasta sfoglia. Ma mooolto più semplice da fare in casa, con mooolto meno burro di una sfoglia vera e mooolto buona, almeno quanto una sfoglia tradizionale.

In questo caso ho dato alle paste una delle forme tipiche: la losanga incrociata. Ma ci sono le trecce, triple, quadruple e a sei tralci, tutte bellissime e molto meno difficili da realizzare di quanto sembri. Oppure delle semplici strisce di pasta arrotolate su se stesse, dei fagottini quadrati, dei ciambelloni di cui non ho ancora capito bene la meccanica…

Per quanto riguarda le farciture, è una questione di fantasia. Si va dai tradizionalissimi ripieni di burro e cannella, alla crema pasticcera, alla marmellata, alla pasta di mandorle… In questo caso ho steso nell’incavo centrale della losanga un sottile strato di marmellata su cui ho adagiato mezza pesca sciroppata, ma ho in mente ancora un sacco di combinazioni.

Se volete cimentarvi nella sfoglia danese, ecco la ricetta che ho utilizzato. E’ molto semplice, ma per una riuscita ottimale consiglio di munirvi di burro da sfoglia oppure, se proprio non lo trovate, di margarina vegetale. Il mio librettino raccomanda di utilizzare tutti gli ingredienti molto freddi, a parte il burro da sfoglia che avrete l’accortezza di preparare qualche minuto prima di iniziare ad impastare il resto. Se usate una planetaria potete mettere la bowl in congelatore per qualche minuto.

Ingredienti: 300g di burro per sfoglia o margarina, 50g di lievito di birra, 250g di latte molto freddo, 1 uovo, mezzo cucchiaino di sale, due cucchiai di zucchero, circa 800g di farina  (attenzione, impastate all’inizio con circa 600g e aumentate gradatamente a seconda della consistenza dell’impasto).

Come si fa: Preparare la margarina o il burro da sfoglia tagliandolo in quadrati piuttosto sottili. Sistemateli su una superficie di plastica o su carta forno e lasciate a temperatura ambiente mentre proseguite con l’impasto.

Sbriciolare in una bowl il lievito, sciogliere con il latte. Aggiungere l’uovo, il sale e lo zucchero. Incorporare la farina e impastare fino ad ottenere una massa omogenea, piuttosto soda, che pulirà perfettamente la bowl. Formare una palla, avvolgere in pellicola e lasciare in frigo per una decina di minuti.

Preparate il piano di lavoro leggermente infarinato. Stendere la pasta formando un rettangolo regolare di 30x40cm. Distribuire in modo regolare le foglie di burro su metà impasto avendo cura di lasciare liberi un paio di centimetri sui margini. A questo punto piegare a metà il rettangolo posando sulla superficie imburrata quella libera e sigillando i margini facendo pressione con le dita. Con il mattarello stendete l’impasto senza premere troppo, fino ad ottenere un nuovo rettangolo di circa 1 cm di spessore. Fate la prima piega a tre, portando verso il centro il margine destro e ripiegano su di esso quello sinistro. Girate la pasta di 90° in modo che la parte chiusa risulti rivolta verso di voi. Stendete di nuovo a 1cm di spessore senza fare troppa pressione. Date una seconda piega a tre, esattamente come nel primo giro. Girate di 90° e ripetete la piega per una terza volta.

Sigillate la sfoglia in pellicola e lasciate in frigorifero per un minimo di 20 minuti. A questo punto sarà pronta per essere utilizzata. Tagliate dal panetto di sfoglia la porzione che intendete utilizzare subito e lasciate in frigo la restante parte. Potete anche congelarla per utilizzarla in un secondo momento.

Stendete con il mattarello a seconda del tipo di dolce che intendete ricavare. Richiede una cottura a una temperatura di 190-195° con forno ventilato o 200-210 a forno statico, fino a doratura.