La fiera di Roma dedicata a pasticceria, gelateria e panificazione non è un evento che possa competere minimamente con altri grossi appuntamenti del mondo della gastronomia e dell’alimentazione in generale. E’ una fiera piccolina, con un numero non esorbitante di espositori e con eventi che non sono di richiamo particolare. Ma questi potrebbero non essere enormi difetti. La dimensione contenuta permette di fare un giro piuttosto esaustivo in un paio d’ore e di fissarsi bene nella mente le poche cose che a ognuno interessano veramente. Inoltre, nel panorama non troppo competitivo di espositori quei pochi che hanno davvero qualcosa da mostrare o da far assaggiare non devono sforzarsi troppo per richiamare l’attenzione.
A noi sono piaciute alcune cose, più o meno in quest’ordine:
il gelato al cioccolato (ai cioccolati, per meglio dire) di un simpatico signore di settimo milanese che aveva un banco pieno zeppo di verrine bellissime e delle vasche con sei o sette tipi di gelato al cioccolato uno più buono dell’altro. Per me, il migliore in assoluto, il cioccolato fondente nero, perfettamente equilibrato tra dolce e amaro. E poi, la tazzina di caffè (e anche il barista che ce l’ha servita, diciamolo) allo stand di Kenon, la fettina di pizza bianca appena sfornata dai panificatori della confartigianato di Roma, e un assaggio di Moscato rosa del Friuli che da solo meritava la visita alla fiera.
E poi siamo rimaste un bel po’ a fantasticare di fronte a un paio di forni ultramegagalattici e una macchina impastatrice che sembrava munita di braccia vere e un allestimento da cucina in moduli d’acciaio che ci ha fatto sognare. Infine, ho finalmente potuto vedere e toccare i prodotti della Panibois, un’azienda francese che fa stampi di ogni tipo in legno e in carta, biodegradabili, resistenti al calore, perfetti per ogni tipo di cottura, belli da morire, per non parlare delle scatoline con i coperchi intrecciati…
E ci è piaciuto anche il signore che ha cercato di convincerci che nessuno al mondo continuerebbe ancora a fare i macarons a mano, mescolando farina e mandorle e “macaronando” la meringa… visto che esiste un preparato base per macarons che fa tutto da solo. Ci devi mettere solo un po’ d’acqua, mescolare.. e via in sac-a-poche. Quando ha visto i nostri sguardi, ci ha sorriso e ci ha regalato qualche gadget.
Non ci è piaciuto: di fatto non abbiamo apprezzato per niente la proliferazione indiscriminata e irrefrenabile di prodotti pronti, di basi per ogni cosa, di alimenti precotti, preconfezionati, pre.. tutto. Alcuni sono anche prodotti di buona qualità, non c’è dubbio, ma la sensazione è che alla fin fine quello che resta a fare la differenza è solo l’ambiente in cui un alimento ti viene servito, sempre che non si tratti di una catena di franchising, o la mano che te lo porge. In questo contesto, ancora di più ci sembra risaltare la bontà di un gelato che non esplode in mille volute dalla sua vaschetta, ma sa inconfutabilmente di cioccolato, di una pizza che ha passato il suo buon tempo in camera di lievitazione e di un macaron che qualcuno ha sapientemente rimescolato a la marise.





